IL LIBRO DI TOBIA

B. Borsato  V. Calabrò

 
 
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L'EBREO IN ESILIO

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Tobi in esilio si chiude in un'oasi personale dove vivere con la famiglia fedele alla sua legge. Attorno il mondo è diverso e Tobi non lo accetta. A sinistra le cetre appese all'albero sono immagine del salmo 136: "Come cantare le lodi del Signore in terra straniera? Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre (1-4)". A destra l'episodio del banchetto interrotto per dare sepoltura ad un defunto, e c'è chi spia.

In questo quadro viene descritta la situazione della coppia Tobi ed Anna in esilio. Al di fuori della loro famiglia ci sono deserto e morte, simboli della cultura estema dove domina la malvagità. 

Anche in quella condizione Tobi pone come suo impegno principale l'osservanza della legge, da cui discendono le opere di carità: l'attenzione ai poveri e la sepoltura dei morti. Il suo animo è segnato dall'isolamento religioso e spirituale: nel rispettare i comandamenti dell'Altissimo e nel percorrere le vie dell'onestà e della giustizia si sente solo. Questa rigorosa osservanza della legge distrugge ciò che più di umano si trovava in lui: il desiderio di una vita felice. Per non tradire la propria fede egli soffoca i desideri e le relazioni. Ma è questo il modo corretto di vivere l'esperienza dell'esilio? È giusto vedere nei popoli pagani solo infedeltà e ostilità? Su questi interrogativi si sviluppa il libro di Tobia.

   
 
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