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Tobi chiede di morire. Anche
Sara, da un altro luogo, chiede la stessa cosa. Ella è sulla terrazza
di casa, teatro di orribili avvenimenti, e la serva si ribella. Le due preghiere si incontrano e
fanno scattare l'intervento divino. |
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L'inflessibilità dei principi impedisce a Tobi di avere relazioni con gli altri, persino con
la moglie. Diventa inumano nella sua bontà. Ci sono principi assoluti? Ci sono norme inamovibili? Ci sono leggi sopra la persona? Per Tobi, sì. Con questi parametri, egli guarda alla
realtà effettiva e se essa non corrisponde alle leggi, la condanna e la rifiuta. |
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I libri di Giobbe e di
Qoelet hanno il coraggio di guardare la realtà e di lasciarsi interrogare dagli appelli che in essa rimbalzano. Sono libri arditi che destrutturano la teologia del tempo partendo dalla vita. Sono i precursori di Gesù che ha detto: "II sabato è per l'uomo e non
l'uomo per il sabato" (Me, 2,27). Tobi, invece, non ha il coraggio di farsi illuminare, almeno inizialmente, dalla realtà e rimane cieco. Si trova frustrato e deluso e, in più, incompreso e noi appoggiato neppure dalla moglie. Invoca la morte: "Per me è meglio morire che vedermi davanti a questa angoscia e così non sentirmi più insultare" (3,6).
Nello stesso tempo a Ecbatana la giusta e pia figlia di Raguel, Sarà, soffre di una grande tribolazione a causa degli insulti lanciati da una domestica che le attribuisce la morte dei sette mariti (3,7-15). Anche lei si rivolge a Dio con la preghiera: "Dio misericordioso, dì che io sia tolti dalla terra, perché non abbia a sentire più insulti" (3,13). Dio ascolterà queste semplici e sofferte preghiere e manderà il suo "angelo" a
liberarli: a liberare Tobia da una religione fondamentalista e Sarà da una relazione possessiva con il padre che le impedisce di uscire e di avere autentiche e liberanti relazioni con un uomo.
Può un uomo, o una donna, liberarsi da solo, senza la presenza di "altri" nei quali traluce le presenza di Dio?
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