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II libro di Tobia riporta una storia ambientata nei secoli
VIII° - VII° a.C. a Ninive, capitale dell'Assiria. La data di composizione è però intorno al 200 a.C. Vi si descrive la vita di una coppia di sposi, Tobi ed Anna, con il figlio Tobia. Più che fermarsi sulla storicità del fatto, l'autore intende assumerne i personaggi,
perché diventino il simbolo di come vivere nella diaspora, cioè fuori della patria. Egli suggerisce agli Ebrei come vivere in mezzo al mondo ostile dei pagani. Rinserrarsi in una chiusura arrogante, seguendo la convinzione che nei popoli stranieri non c'è alcuna verità, ma solo falsità e male? Oppure imparare a dialogare con altre
culture per pulire la propria fede e allargarla?
Dall'insieme del libro sembra che l'autore, descrivendo la vita di Tobi, voglia
portare il popolo ebraico a vivere l'esilio non come una condanna, ma come
un'opportunità per aprirsi e capire che Dio abita anche fuori di Israele, e che occorre avere uno sguardo più lungo nel cercarlo. |