IL LIBRO DI TOBIA

B. Borsato  V. Calabrò

 
 
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CECITA'

2

Tobi diventa cieco. Il dramma accade all'improvviso e il racconto subisce un arresto. Ogni elemento descrittivo è superfluo.

Triste e sempre più solo, una notte, dopo aver compiuto la sepoltura di un suo correligionario ebreo, mentre dorme fuori di casa a motivo del caldo, escrementi di passero cadono sui suoi occhi e nessun medico riesce a fermare il loro oscuramento. 
Certamente qui l'autore vuoi fare risaltare il problema del dolore e della sofferenza del giusto. Anche la moglie Anna gli rivolge una dura accusa: "Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede da come sei ridotto" (2,14). La cecità di Tobi ha pure un valore simbolico: egli per tutta la vita ha dovuto opporsi al mondo; ora, raggiunto il fondo della tristezza, per lui il mondo è invivibile, insopportabile, e quindi è meglio non guardarlo, non vederlo. 

I pensieri e le leggi religiose sono per Tobi causa della privazione della luce degli occhi. La perdita della vista è un'ultima e quasi impotente protesta contro il mondo, il cui andamento non può essere modificato e alla cui deriva, però, egli non si sente più di assistere. Non vi sono anche oggi persone che, assediate dai propri pensieri e dai propri schemi reli-giosi, giudicano il mondo come irrimediabilmente deviante e quindi si ritirano per non vedere, non guardare e non soffrire? È davvero il mondo che è malato o non piuttosto il loro modo di intendere la religione?

   
 
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