IL LIBRO DI TOBIA

B. Borsato  V. Calabrò

 
 
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IL VIAGGIO

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Tobi pare rasserenarsi, riprende fiducia, da consigli a Tobia e gli propone il viaggio. La madre è perplessa e ne soffre, ma accetta le decisioni del marito e lascia libera la porta luminosa.

Tobi e Anna hanno un unico figlio: Tobia. Essi, soprattutto per la cecità di Tobi, vivono nella povertà. Tobi si ricorda di aver depositato, quando era amministratore del re Salmanassar, la somma di dieci talenti d'argento (una cifra considerevole) al suo parente Gabael, e pensa di mandare il figlio a prelevarla. Anna non condivide questa decisione: "Si lasci perdere il denaro, meglio avere il figlio" (5,19). Nella coppia emerge una diversità di idee, ma a quel tempo prevaleva quella del padre. 
Inizia così il lungo viaggio di Tobia, che è la parte centrale del libro e la più consistente quantitativamente. 

Il viaggio è fortemente simbolico: evoca il camminare di Abramo, il pellegrinare del popolo ebraico alla ricerca della libertà, e richiama pure la dimensione esistenziale dell'uomo, costretto dalla fatica di un incessante "divenire", per potere in qualche modo essere. Gesù stesso ha interpretato la sua vicenda terrena, la propria esistenza storica, come un grande pellegrinaggio. Ha parlato di "esodo dal Padre" e di "ritorno al Padre". L'uomo è un essere incompiuto che si fa strada facendo. Imparare ad imparare è la condizione fondamentale perché egli sviluppi la propria identità. Per questo l'uscire continuamente da sé e dalle proprie idee non è una condanna, ma un modo positivo di essere per la Chiesa e per ciascun uomo. 
Tobia, camminando, incontrerà culture e farà esperienze che lo apriranno a nuovi pensieri e questi dischiuderanno anche la mente e il cuore di Tobi. I suoi occhi vedranno il mondo diversamente.

   
 
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